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Magliano dei Marsi - la storia

L'ETIMOLOGIA DEL NOME E LE ORIGINI

" Un paesino pulìto e fiorente di mille cinquecento abitanti, situato su di un'altura isolata sotto il maestoso monte Velino e dal quale si gode una veduta ampia sui Campì Palentinì." 
così ci descrive Magliano il pittore e scrittore inglese, Edward Lear, che lo visitò nell'agosto del 1843, nel suo lavoro letterario Viaggio attraverso l'abruzzo Pittoresco. La litografia , che illustra questo centro, opera dello stesso Lear, ben evidenza il nucleo medioevale di Magliano. Vi si intravedono ancora le torri di cinta, sebbene per lo più prive dì coronamento. 
Prima di parlare di questo vecchio centro storico, quasi dei tutto scomparso a causa del sisma, che la mattina dei 13 gennaio 1915 sconvolse la Marsìca, e del suo tessuto urbano, c'è da chiedere quale l'origine del paese e quale l'etimologja del nome Magliano .
Secondo la tradizione, che viene riportata dal Febonìo (1597-1663) nella sua Istoria Marsorurn (1678), ai tempi dell'antica Alba Fucens vi sarebbero state delle officine per la costruzìone di. armi, da cui sarebbe derivato il nome Magliano. Scrive lo storico: "La cosa oggi, si può constatare ancora sullo stemma; infatti , vi sono riprodotti due fabbri seminudi nell'atto di piegare sull'íncudine, col maglio, un ferro ardente, per l'impronta d'uno di quei sigilli, con i quali si contrassegnano i documenti pubblici". 
Ancor oggi c'è chi sostiene che il nome Magliano , in latino Malleanum, derivi da malleus , il maglio. La riprova sarebbe quella stessa data dal Febonio cioè lo stemma comunale , ove è impresso, nel sigillo attuale, un giovane nudo che batte col maglio sull'incudíne. Nello sfondo appaiono le tre cime del Velino. 
Una tale tradìzione, che comunque va ricordata e mantenuta come simbolo della laboriosità e imprenditorìalità dei Maglianesi, oggi dal, lato storìco non ha piu' alcun fondamento. Ciò non tanto per la mancanza di reperti che dimostrano l'esistenza di officine per la costruzione di armi, quanto per questioni riguardanti le leggi che regolano l'evoluzione linguistica. Il passaggio da malleus ( il maglio) a Malleanum (Magliano) presuppone l'esistenza di una voce intermedia cioè di un aggettivo per cui si dovrebbe avere il seguente passaggio. malleus(il maglio) - malleanus, a, un ( aggettivo derivante da malleus)- Malleanum (forma aggettivale neutra). Sappiamo che gli aggettivi con suffisso anus, a, um, (-ano in italiano), indicano appartenenza o pertinenza o alla maniera di...e possono derivare da nomi di persona, di località e luoghi geografici, ma mai da nomì di utensili e di oggetti in genere. Ciò rende insostenibile la veridicità della tradizione. Il fatto poi che il nome latino di Magliano si presenta oggi come Malleanum e non Manlianun e il sigillo del comune porti impresso un giovane nudo che batte sull'incudine, dimostrano solo che il nome Magliano è accostato al maglio per paretimologia, cioè una etimologia apparente fondata solo su associazioni fonetiche e morfologiche , e non suffragata da alcun fondamento storico e scientifico.. Il nome Magliano nella sua forma volgare certo già esisteva quando in una bolla di collazione della chiesa dì S. Maria in Valle, datata 1353, è documentato per la prima volta il nome latino Malleanum . Si tratta di un, documento ufficiale redatto da un Petrus lacobus de Malleano de Cartio quindi un documento scritto in latino, secondo l'uso rimasto inalterato fino all'età moderna. Il redattore, perciò, fu nella necessità dì latinizzare il nome volgare di Magliano. La cosa migliore gli sembrò di tradurlo in Malleanurn. Il termine rimase così ufficializzato. In un rescritto del 1371 è sempre un notaio de Malleano, tale Carlo Benedetto, che firma la scrittura il 18 dicembre di quell'anno in Castro Novo Malleani. Così avverrà anche in altri documenti posteriori e l'uso permarrà ancor oggi nello stemma comunale sormontato dalla scritta Universitas Malleani. La creazione e la realizzazione del sigillo fu una conseguenza della trasformazionedi Maliano in malleanum e fu opera piuttosto tarda: forse della fine del quattrocento. 
Comunque la prima volta che il nome volgare di Magliano appare in un documento scritto, è nel 1250. 
Si tratta di un registro delle rendite della chiesa di Santa Maria in valle Porclaneta , dove si parla della chìesa di S. Maria de Maliano. Così in un Codice di decime forse dell'anno 1324 si fa i-nenzione ancora di S. Maria de Maliano. 
Quale , dunque, l'etimologia del nome Magliano? Il Dizionario di Toponomastica dell'UTET lo riporta come un toponimo di tipo predìale dal personale latino Mallius con suffisso aggettivale anus che indica appartenenza. Secondo studi recenti, una villa romana dei Manlìi, da cui fundus Manlianus sarebbe da identificarsi nella localìtà Magliano Vecchio dove in età cristiana sorse la chiesa di Sancta Maria de Maliano (ora Santa Maria ad Nives.). " 
l'esistenza della vìlla viene provata dalla presenza di iscrizioni sepolcrali, tombe a cappuccina, canali di drenaggio, una condotta di acquedotto antico.(G, Grossi -Dall'età del ferro all'età arcaica), grossi macigni segno di antiche costruzioni. 
Sull'irnpianto di questa villa si sarebbe sviluppato il primo nucleo urbano di Magliano. L'antichìtà della chiesa di Santa Maria ad Nives ed il fatto che essa già dai primordi rivestisse la dignità dì parrocchia che poi ha conservato fino al gìorno d'oggi, sebbene per diversi secoli fosse rìmasta solitaria in aperta campagna ( solo in questi ultimi tempi la zona sì è ripopolata), sono la prova che il primo nucleo di Magliano sorgesse in questo luogo. Il colle , su cui qualche secolo dopo sarebbe sorta la chiesa di santa Lucia , forse era ancora deserto, o vi affioravano ancora i resti di un ocre dell'età del ferro, secondo alcuni studi recenti. 
Comunque alla fine dei duecento e non piu' tardi degli inizi del trecento l'agglomerato urbano, che costituirà il centro storico e rimarrà quasi intatto fino al 13 gennaio 1915, era ormai un dato di fatto. Abbiamo già visto come il 18 dicembre del 1371 il notaio Carlo Benedetto firmi un suo atto ín castro novo Malleani per distinguerlodal vecchio. Nel nuovo borgo, oltre agli abitanti di quest'ultimo centro, vi erano affluiti quelli di alcuni villaggi e cascine circostantì. Quasi tutti quelli di San Martino, tanto che il nuovo abitato, sotto il profilo ecclesiastico, non avrà autonomia, ma sarà servito dalla parrocchia dì san Martino. La chiesa di Santa Lucia, ove si dovevano svolgere quasi tutte le funzioni , diverrà parrocchia solo alla fine del cinquecento. Anche dal lato amministrativo il nuovo castro non sarà autonomo , ma dipenderà da Carce. 
Il primo documento che dimostra l'autonomia dell'Universitas Malleani, non più dipendente da Carce , forse completamente abbandonato e destinato a scomparire, è del 1 agosto 1484. quando i Conti Orsini e gli amministratorì di tutte le terre del ducato di Tagliacozzo prestano giuramento di fedeltà al re Ferdinando di Sicilia. Fra gli amministratori ci sono anche quellì della università di Magliano: Benedecto Mario di Pietro Terribile, Angelo di Marco ed Antonio di Giovanni, sindaci et procuratores Universitatis et Hominum supradictae terrae Malleani. 
Durante i primi decenni del quattrocento Magliano dovette raggiungere un certa floridezza , che interessò l'assetto urbanistico che da allora incominciò ad assumere quell'aspetto , che doveva rimanere quasi inalterato fino al 13 gennaio 1915. Venne completata la facciata della chiesa di Santa Lucia con i tre portali gotici, al di sopra di quello centrale fu collocato ìl rosone finemente lavorato. Nei primi del mille cinquecento, in seguito alle lotte fra i Colonna e gli Orsin i primi pensarono di circondare il paese di mura e di munire le porte con bastioni. All'epoca del Febonio sia le mura che i bastioni erano ancora integri. In seguito molti trattì furono inglobati da case, resti di mura sono riapparsi col crollo delle abitazionì dovuto al terremoto già ricordato. 
Per rendersi conto di quale era l'aspetto urbanistico esterno basta percorrere la strada dedicata ora alla poetessa Petronilla Paolinì, ma che conserva ancora il nome popolare di Giro di Tornoterra. Come dice la parola stessa, la strada girava attorno alla terra, termine questo con cui nel passato si indicava il paese e costituiva quindi la circonvallazione. 
La struttura di questa via, dalla forma, grosso modo, circolare, parte in pianura, parte accidentata, ancor oggi fascia caseggiati che, sebbene costruiti dopo il terreinoto, seguono gli stessi allìneamenti del vecchio borgo e zone dove ancora sono vìsibili miseri resti, poveri brandelli di antiche costruzioni. Resti di mura li possiamo scorgere nella zona al dì sotto del campanile, nella parte destra. Si tratta dì quel muro massiccìo che dallo sbocco di via del Buon Gusto nella direttiva di Via Solara. Attualmente davantì vi sono addossate due case Proprio allo sbocco di via Buongusto si apriva una delle quattro porte del borgo. 
Un'altra porta, ricordata come Porta Solara si apriva ad occidente dell'abitato ed era dotata di un piccolo atrio ad archi, come ci è confermato da una vecchia foto. Sono tuttora visibìli gli stipiti su cui poggiavano gli archi. Anche qui possiamo scorgere resti di poderose mura alla base di.un antico caseggiato, uno dei pochi rimasto quasi ìndenne dal terremoto. La porta principale però si elevava fra casa Masciarelli e casa Tavani, fu demolita nel primo decennio dell'unìtà d'Italia 
La struttura urbanistica interna era detenninata di un asse centrale costituito dalla via che dalla porta rivolta ad oriente conduceva alla pìazzetta della chiesa di Santa Lucia. Da questa si dipartivano stradette laterali che si ricongìungevano ad un anello stradale , che parallelamente alla cìrconvallazione contornava internamente tutto il borgo. attraversando i caseggiati con sottopassaggi ad arco. 
In adiacenza alla facciata della chiesa di dipartiva un secondo asse stradale, che raggiungeva a sud la cinta muraria col nome di vico Guadagnolo e a nord col nome di via Montebello. A l'un capo e all'altro si aprivano alla circonvallazione con due porte, di cui la porta Solara già ricordata. 
Da questo secondo asse sia a destra che a sinistra , in parallelo alla linea direttrice della chiesa, si dipartivano stradette che raggiungevano la cinta , fra cui via del Buongusto, di cui abbiamo parlato di sopra, con la relativa porta.. 
Verso la metà del settecento si incominciò a modificare la parte muraria volta ad oriente. Sorsero, al suo posto, palazzi signorili. In prosieguo di tempo il caseggiato si espanse , fino a coprire tutta la collina compreso il colle adiacente. Così vide Magliano il Lear nel 1843. 
Un nucleo a sé era costituito dal rione San Domenico a ridosso del convento omonimo, abitato specialmente da fornaciai per la lavorazione dei mattoni. 
La ricostruzione post-terremoto, iniziata appena la fine della prima guerra mondiale, proseguì febbrile fino alla prima metà degli anni trenta,e si sviluppò verso altre direttive, pur non trascurando il vecchio centro. 
Il boom edilizio, avutosi negli ultimi quaranta anni, ha trasformato completamente la zona, una volta agricola che si estende lungo la via per Avezzano e lungo la via di Massa d'Albe , creando nuove arterie viarie.Un nuovo villaggio, Catiglìano, (il nome è di origine antica) è sorto a confine col territorio di Cappelle , creando quasi ricongiungìmento di Magliano con quest'ultimo centro. Il confine fra Magliano e Cappelle è costituito dal sottopassaggio autostradale. 
La perimetrazione urbana si è così espansa in modo sproporzionato al numero degli abitanti creando nuovi e difficili problemi alle Amministrazioni civiche, ma le nuove costruzioni hanno guadagnato in comodità e servizi. Dispongono tutte di giardini e sono dotate di tutti i conforti che la civiltà tecnologica ha creato.

Testo del prof. Giuseppe Di Girolamo
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