<"Societa' Italiana di Chirurgia Implantoprotesica " rivista scientifica I.S.I.S.  

{APPROCCIO PSICOLOGICO AL PAZIENTE ODONTOIATRICO: CONSIDERAZIONI E VALUTAZIONI}

 


CSI CENTRO RICERCHE SPERIMENTALI
DIPARTIMENTO ODONTOIATRICO DIR.DR.C.GUARINO
Dr.MARCELLO MORENO BISEGNA - Dr.ssa PATRIZIA BISEGNA

APPROCCIO PSICOLOGICO
AL PAZIENTE ODONTOIATRICO:
CONSIDERAZIONI E VALUTAZIONI


ESTRATTO DA: CONCILIUM SANITATIS PERIODICO TRIMESTRALE
(Iscr. Trib. Roma 535/85) Anno VII - n. 1-2 1991

APPROCCIO PSICOLOGICO AL PAZIENTE ODONTOIATRICO: CONSIDERAZIONI E VALUTAZIONI


RIASSUNTO

In questo lavoro, si espongono per la prima volta, le considerazioni pratiche e teoriche riguardanti il problema del rapporto odontoiatra-paziente, fornendo indicazioni pratiche sulla scelta, pregi e difficoltà del rapporto stesso.
Viene esposto succintamente, nel discorso introduttivo, anche il significato di comportamento dell'individuo in rapporto ai sintomi, che si manifestano a livello psico-somatico.
Ho avuto l'occasione di constatare ultimamente, che per quanto riguarda la teoria del comportamentismo in psicologia, ci si sta orientando in maniera più approfondita sull' importanza di un problema finora troppo trascurato: mi riferisco alla qualità del rapporto umano, e di conseguenza al rapporto di interrelazione in un campo più specifico e specialistico: odontoiatra-paziente.
E' necessario affermare che questo è un campo in cui l'individuo rimane ancorato, o meglio aggrappato a grosse paure, per cui il "dentista", viene visto come una figura professionale estremamente tecnica.
E' mia precisa convinzione dire che il tipo del rapporto che si instaura tra l'odontoiatra e il paziente, può determinare una maggiore o minore disposizione dell'organismo al dolore, soprattutto quando ci si trova di fronte a quei casi in cui le nevrosi e le fobie riportano l'individuo a paure più o meno infantili o addirittura ancestrali.
E' opportuno a questo punto, secondo me, dare una definizione esatta di ciò che in psicologia vuol dire "compor-tamento".
Il termine stesso abbraccia tutte le manifestazioni dell'uomo: espressioni verbali e non verbali, internazioni e inconsce, attività conoscitive (perce-zione, soluzione di problemi) e attività produttive (tecnologiche) gioco e lavoro, manifestazioni affettive (piacere-dolore, soddisfazione, paura, gioia, sicurezza, riso, pianto, spavento, ecc.) rapporti di vario tipo con cose e persone.
Quindi nei comportamenti si osservano motivazioni, capacità intellettuali, carat-teristiche emotive, modi di stabilire rapporti. Si tende a considerare a parte i comportamenti fisiologici (respirare, sudare, arrossire, impallidire, digerire) ma anche su di essi hanno influenze più o meno forti i fattori psicologici.
Nella considerazione dei comportamenti anche senza adoperare strumenti scientifici, vengono in luce due fatti di grande importanza:

1) i comportamenti sono rapporti diretti (con varie persone e con vari scopi) e indiretti (quando non sono presenti le persone, ma si pensa ad esse, si è condizionate da esse).

2) I rapporti si svolgono in una particolare situazione, e quindi le loro manifestazioni e i loro risultati dipendono anche dalle caratteristi-che della situazione, dalle influenze che essa esercita e dalle opportunità che offre.

Le conseguenze sono evidenti e hanno una grande portata anche ai fini pratici perciò il comportamento deve conside-rarsi in rapporto alle situazioni. Tale interazione spiega perché non solo ci sentiamo ma ci comportiamo in modi diversi o opposti.
Solo in pochi casi ci rendiamo conto con chiarezza dei nostri mutamenti.
Il problema concreto di chi ha responsabilità professionale verso altri è di contribuire al miglioramento dei rapporti e della situazione perchè migliorino anche i comportamenti delle persone.
Che va sottovalutato il fatto che rapporti e situazioni migliori hanno una influenza favorevole sia per il lavoro professionale sia la soddisfazione personale di chi svolge questo lavoro.
I comportamenti non sono l'esterno e basta e basta: sono un esterno che rimanda a processi psichici e costituisce l'unica realtà su cui è possibile fondarsi per accedere ai processi psichici, certo non direttamente, ma attraverso un lavoro di interpretazione.
Ciò che osserviamo però nel comportamento sono i SINTOMI che rimandano alle cause, a ciò che si è formato attraverso una molteplicità di esperienze, nei processi di soddisfazione o di frustrazione dei bisogni fondamentali.
I SINTOMI sono ciò che vediamo, ad esempio la paura, la depressione, la tendenza ad isolarsi, l'invadenza, la vanteria, ecc. ma per sè ci danno elementi assai scarsi per capire quale stato psicologico è in questione, perchè un individuo si comporta in un certo modo che cosa occorre fare per aiutarlo a modificare positivamente i suoi comportamenti abituali.
Chi sulla base della febbre potrebbe dire di quale disturbo si tratta?
Bisogna correlare la febbre, che è un sintomo, con altri sintomi: per questa via si costruisce una spiegazione (diagnosi).
Una persona che di solito parli poco, può essere timida ma anche riservata, timorosa di fare brutta figura, ma anche tanto piena di se da non degnarsi di corrispondere con gli altri.
Solo se il "parlare poco" che è un sintomo osservabile, viene correlato ad altri sintomi diventa significativo al fine di comprendere le caratteristiche psicologiche di una determina persona.
Una persona è aggressiva: saremmo portati a incolparla e punirla: ma perchè è aggressiva? Se riteniamo che la causa della sua aggressività sta in una scelta volontaria dimostriamo incompetenza con negative conseguenze pratiche.
L'aggressività è un sintomo di ciò che non si può osservare direttamente.
Per tentare di arrivare alle cause non si può fare altro che collegare sintomi e da ciò viene fuori a poco a poco la spiegazione, e gradatamente si capisce perché determinati sintomi si trovano insieme.
E' necessario quindi mettere in azione mezzi di indagine che permettano di capire attraverso quali esperienze, positive e negative, un determinato individuo è arrivato ad essere quello che è attualmente.
Questo sistematicamente è il lavoro dello psicologo specialista. Ma non è di questo che voglio occuparmi qui.
A me interessano le conoscenze e le capacità psicologiche che devono possedere coloro che hanno bisogno di capire gli altri per dare efficacia a vari tipi di interventi.
Tornando al discorso iniziale del rapporto dentista-paziente, bisogna constatare che pur essendoci stati negli ultimi 20-30 anni numerosi progressi, nella pratica terapeutica permangono, a livello non specialistico ancora grosse paure, con ovvi riflessi negativi!
Questo non solo per il paziente-bambino, ma anche per il paziente adulto il cui comportamento è ancora più difficile da considerare per la maggiore complessità della struttura psichica.
Una tipica reazione da parte del paziente adulto è quella di disertare l'approccio odontoiatrico oppure quella di trascurare la puntualità negli appuntamenti; oppure quella di trascurare la puntualità negli appun-tamenti; oppure la mancanza di collaborazione durante le fasi del trattamento.
Finora l'odontoiatria pratica ha gestito queste situazioni risolvendole più o meno brillantemente spesso in base alla sua esperienza e ad innate doti di psicologo attraverso la rassicurante comunicativa che agisce come meccanismo di "rinforzo".
Sarebbe invece opportuno ritenere che la trattazione di particolari metodologie di approccio psicologico verso il paziente sono necessarie al dentista.
Per esempio il campo delle nevrosi risulta il più rappresentato ed il comportamento fobico ne è spesso l'epifenomeno più evidente.
Finora questi tipi di problemi sono stati sempre rimandati dall'odontoiatria ed affidati alle cure psicologiche che nel volgere di breve tempo consentono la risoluzione del caso e l'applicazione delle cure dentistiche.
Non voglio ancora soffermarmi sulle descrizioni di casi specifici del rapporto odontoiatra-paziente, ma voglio considerare, in generale, quale dovreb-be essere il comportamento e il rapporto ideale tra dentista-paziente.
La mia intenzione non è certo quella di parlare come un manuale pratico che insegni al medico-dentista come "costruire" un rapporto positivo.
I "come" e i "perché" specifici di ogni singola situazione sono così unici, che non è possibile fornire delle regole valide in senso assoluto anche se sarebbe necessario conoscere le caratteristiche delle varie fasi del rapporto, affinché si possa consentire all'odontoiatra di pianifica l'assistenza in base a principi rigorosamente logici e di prevenire problemi potenziali prima che sorgano.
Per un buon rapporto è necessaria l'evoluzione della fiducia, dell'empatia, dell'interesse, dell'autonomia e della reciprocità in relazione alle varie fasi del rapporto.
Ogni fase è caratterizzata da compiti facilmente identificabili e si fonda sulle successive.
Tutto ciò consentirà al medico di valutare il progresso del rapporto.
Spesso il rapporto con il paziente inizia molto prima del contatto personale con lui poiché si possiedono alcuni dati prima di incontrarlo; e queste informazioni riguardano i dati anagrafici del paziente: nome, indirizzo, età e grazie ad essi il dentista può già farsi un'idea preliminare sul rapporto futuro con il paziente.
L'atmosfera in cui avviene il primo incontro tra dentista-paziente stabilirà le caratteristiche di tutto il rapporto successivo.
Perciò occorre dedicarvi un'attenzione particolare, e fare una pianificazione nella fase di pre-interazione per garantire un esito positivo al primo incontro.
Ma ciò che più importa è che, quando due persone si presentano, in pratica offrono reciprocamente una parte di se stesse, il che sta ad indicare che sono disposte a stabilire un rapporto e ad approfondirlo.
Un altro compito importante, cui il dentista deve assolvere nel corso del primo incontro con il paziente, è la stipulazione del contratto.
Qualsiasi contratto prevede degli obblighi che devono essere assolti dalle parti contraenti. Il genere il contratto è VERBALE.
Le reciproche aspettative previste dal contratto: il luogo, la frequenza e la durata degli incontri; lo scopo globale del rapporto; la durata del rapporto e la sua interruzione; il modo in cui verranno usate le varie tecniche di intervento.
La scelta del dentista deve essere fatta dal paziente e il raggiungere un accordo su questi punti, conferisce un senso di legittimità e di fiducia al rapporto.
Il sapere con una certa approssimazione quanto dureranno gli incontri può essere rassicurante per quei pazienti che hanno difficoltà ad affrontare situazioni vaghe.
Si devono poi stabilire dei limiti di tempo per ciascun intervento e osservarli per quanto possibile.
Si devono altresì stabilire i mezzi per comunicare la paziente il luogo e l'ora degli incontri, se ha difficoltà a ricordarsi degli appuntamenti.
In genere è consigliabile confermare l'orario dell'incontro successivo alla fine di ogni seduta, anche se non sono state apportate modifiche all'orario pre-stabilito.
La durata del rapporto dentista-paziente dovrebbe essere tale da creare al paziente un senso di fiducia nei confronti del medico.
L'essere in possesso di informazioni strettamente personali sul paziente è una grave responsabilità e i pazienti hanno il diritto di aspettarsi che il dentista utilizzi queste informazioni riservate con rispetto e discrezione.
Si intende altresì che qualora queste informazioni vengano comunicate ad altri; lo si farà esclusivamente allo scopo di migliorare l'assistenza che il paziente riceve.
Man mano che il processo di valutazione va avanti il dentista diviene più consapevole dell'individualità del pazien-te e comincerà a vederlo come una persona reale e non come "il paziente tal dei tali".
Dal canto suo il paziente procederà alla valutazione del dentista e la confronterà con l'idea che egli ha di ciò che il dentista dovrebbe essere.
A questo punto è probabile che ricorre a dei comportamenti "di verifica" per vagliare la sincerità e l'interesso verso di lui. Ad esempio potrà mostrarsi restio ad iniziare la collaborazione per vedere come il dentista si comporterà durante tutta la seduta dell'incontro.
Quando il paziente avrà imparato ad avere fiducia ed avrà avuto delle prove del sincero interesse nei propri confronti, non avrà più bisogno di ricorrere ai comportamenti di prova.
A questo punto il paziente comincerà a vedere il dentista come una persona, piuttosto che come "il dentista tal dei tali".
Quando il paziente e il dentista avranno entrambi imparato a vedersi come persone, saranno pronti per fissare obiettivi più specifici per il rapporto, fondati sulla interazione tra gli aspetti individuali della loro personalità.
A questo punto potremo iniziare a parlare di una nuova fase cioè quella di MANTENIMENTO o ATTIVA.
Alla fine della fase ORIENTATIVA il paziente e il dentista non sono più estranei l'uno all'altro proprio per il senso di fiducia che si è instaurato tra loro:due persone inizialmente autonome sono arrivate a stabilire un rapporto di reciprocità grazie all'accordo raggiunto sulle condizioni e sullo scopo.
Man mano che cominciano ad apprezzare la loro individualità, comin-ciano anche a mostrare un crescente interesse l'uno per l'altro fino all' istaurarsi di un rapporto empatico.
L'ansia iniziale è scomparsa, i ruoli nell'ambito del rapporto sono stati chiariti. I soggetti si sentono più a loro agio nel rapporto, e ciascuno è in grado di prevedere i comportamenti e le reazioni dell'altro.
A volte l'assistenza sanitaria comporta inevitabilmente un certo disagio per il paziente. Il cambio della medicazione o l'iniezione provocano in lui un dolore fisico; il rivolgergli le domande necessarie per completare la valuta-zione medica, provoca in lui un disagio psicologico ed è normale che l'individuo, quando è sottoposto a una tensione fisica o psichica manifesti una reazione di collera.
Perciò il dentista deve essere preparato ad affrontare le reazioni determinate da queste circostanze.
I pazienti spesso hanno bisogno di essere rassicurati indipendentemente dalla loro età.
Anche se un ambiente di lavoro il meno traumatizzante possibile, con locali ampi, posti di lavoro separati da box, figurazioni a tinte vivaci sulle pareti, preparazione del personale paramedico ecc., contribuisce positivamente all'im-postazione del rapporto dentista-paziente.
Decine e decine di rapporti vengono iniziati mantenuti e conclusi dal dentista nel corso della sua esperienza professionale.
Ogni rapporto però è unico e ciascun rapporto offre nuove opportunità di migliorare le proprie tecniche inter-personali e di acquisire una sempre maggior autoscienza.
Se il dentista non si impigrisce nella routine e affronta ogni nuovo rapporto con la volontà di migliorare sempre più le proprie tecniche interpersonali, sarà ricompensato dalla certezza di aver contribuito in modo significativo a migliorare il livello di benessere delle persone che ha cercato di aiutare, riuscendo a far accettare il trattamento in tutti i suoi aspetti.
Tutto ciò significa anche e soprattutto aiutare il soggetto a superare lo stadio dell'evoluzione soggettiva nel contesto di un equilibrio psichico raggiunto.


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